Notte buia e sincera

Agosto 29, 2008 by nunzy conti

(racconto di NIABI )

Sono già uno dell’altra.
Ma questo amore veloce
dovrò renderlo arduo,
perché una vittoria troppo facile non svilisca il valore della conquista.

(da “La tempesta” di William Shakespeare)

Mi dimentico sempre di chiudere bene la finestra, ma forse lo faccio proprio apposta, per essere svegliato dalla tenda che si gonfia e sgonfia, molestata da questa leggera e fresca brezza.

Notte fonda, sì.

La tenda continua a sfiorarmi e solleticarmi il braccio destro, disteso e abbandonato al di fuori del letto.
È notte fonda, e io mi alzo…perché la notte è più sincera del giorno.
Mi alzo e, mentre con una mano mi strofino gli occhi, con l’altra raccolgo la felpa blu che ho abbandonato sul tappeto, solo qualche ora fa. Mi piacerebbe, ma non posso ancora uscire fuori così come mi trovo, con il pantalone del pigiama e una maglietta bianca a mezza manica. Non avvertirei solo questa delicata brezza, ma freddo, freddo pungente…e non voglio rovinare questa notte stellata.

Raggiungo in terrazzo la sedia a dondolo. Per me, l’immagine ideale di chi è intento a fuggire dai propri pensieri, è sempre quella di una persona con una sigaretta appena accesa tra le dita e una bottiglietta di birra nell’altra mano.
Peccato! Io non fumo, e ho abusato di birra durante la serata appena trascorsa.
Così…non ho nessuna sigaretta tra le dite, e ho solo un semplice bicchiere di latte in mano.
Dondolando è ancora più bello perdersi in cielo, le stelle vanno e vengono, sembrano moltiplicarsi dondolio dopo dondolio, le vedo in cielo e anche nell’acqua del fiume che scorre portandosele via velocemente.

Lo sapevo che anche stanotte sarebbero arrivati…da qualche notte a questa parte arrivano sempre.
Mi fermo a fissarli, come sempre, mentre mi perdo in un lungo sorso di latte, bianco come il leggero vestito di lei.
Appoggio i piedi sulla sedia a dondolo, ogni volta mi diverto all’idea di trovarmi all’improvviso a testa in giù, ribaltato magari da una spinta meno regolare e un po’ più avventata…ma è tutta un’altra emozione non avere i piedi ben saldi in terra, e continuare a dondolare mentre vengo colpito da piccoli riflessi puri e luccicanti.
E quei due sono sempre lì, neanche questo dolce oscillare li fa andare via.
Quel ponte dev’essere il loro posto d’incontro…lei in una metà e lui nell’altra, come a delimitare, da una parte qualcosa che è giusto, e dall’altra qualcosa che è sbagliato.
Ma ognuno supera la metà dell’altro, in questo incontro notturno, sorretti solo da un ponte sospeso di assi ordinate e scricchiolanti.
Un ondulato vento muove il vestito bianco di lei e, dispettosamente, cerca di oscurare la sua vista coprendo i suoi occhi con ciocche di capelli castani.

Spero non accada anche stanotte, mentre se ne stanno lì sul ponte, con le bocche divise solo da un soffio di respiro, ma già troppo lontane.

Invece, tutto si ripete, è un attimo…e un fiume pulsante di rosso prende a macchiare intensamente la felpa di lui, all’altezza del cuore.

Il momento di panico iniziale svanisce, per me e per lei, quando la giovane donna si accorge che nessun segno di disagio o dolore compare sul viso di lui. Scorre veloce quel fiume, e lei cerca, un po’ spaventata, di tamponare e chiudere quell’invisibile ferita, con le mani.
Non ci riesce, così sovrappone una mano all’altra, per premere di più…ma tutto quel sangue prende a scorrerle tra le dita, arrivando anche a macchiare la parte finale del suo vestito bianco.
Le assi del ponte si sporcano anch’esse. Una goccia resta per un po’ lì sospesa, finché non diventa troppo pesante e si getta nel fiume limpido, per lasciare il posto alla goccia successiva, e chissà a quante altre.
Ma sotto non si vede niente, e non perché sia buio, solo perché qualche goccia rossa non ha la forza di sporcare quel fiume limpido e veloce.
Mani nelle mani, mentre di rosso tutto si colora, così, si allontanano anche stanotte.
Le loro mani sono proprio le ultime a lasciarsi, lui è sempre il primo a voltarsi e ad andarsene, sporcando il suo percorso, passo dopo passo.
Lei resta lì, con gli occhi che vedono il capo chino di lui…che se ne va, con le mani in tasca, come se niente fosse…e come se la sua felpa improvvisamente non fosse più zuppa di rosso.

Questa notte, come le altre.

Finisco di bere il latte, tanto dopo poco solitamente se ne va anche lei.
Invece di rinfrescarmi e addolcirmi la gola, quel liquido mi va di traverso quando lei, invece che andarsene, si volta verso di me, appoggiando le mani sporche sulla scura ringhiera del ponticello di legno.
Rimetto i piedi in terra, ma non serve a far sparire quella figura bianca…mi alzo e raggiungo la ringhiera del mio terrazzo, di fronte a lei, e di fronte a quello che vorrei.

È notte fonda, ora più di prima.

Il vento sembra partecipare anche al nostro incontro, accarezzandole quel debole sorriso.
“Buonanotte…” trascina con sé il vento.
Quella bianca figura si distacca lentamente dalla ringhiera, e con lo stesso passo lento ma deciso, seppur nudo, con cui è arrivata…se ne va.
Scenderà in riva al fiume a lavarsi le mani, è quello che penso io.
Ma lei non lo fa, e se ne va con le mani sporche di sangue, strette e inermi lungo il corpo, e a piedi nudi.

Raccolgo da terra il bicchiere vuoto, prima di scaraventarlo involontariamente da qualche parte, soprattutto prima d’infrangerlo in piccoli riflessi.
Rientro in camera e mi sfilo la felpa per rimettermi a letto, che tanto, ormai, a quest’ora la notte non è poi più così sincera.
Non mi stupisco di trovare sulla maglietta bianca una macchia rossa, all’altezza del cuore…non mi stupisco.
La metto da lavare, la butto, o la lascio così?
Lei se n’è andata con le mani sporche…non ha voluto lavare via niente.
Cigola la sedia a dondolo, in questa notte buia e sincera…

Amore non è amore se muta quando scopre
un mutamento o tende a svanire quando l’altro
s’allontana. Oh no!
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

(da “Sonetti” di William Shakespeare)

Un racconto che lascia una ferita che non guarisce….e proprio in questa settimana che parliamo di DOLORE PER AMORE, DI IGNORANZA NEI CONGEDI…mi sembrava appropriato portarlo a voi viandanti del cuore….perchè in fondo sappiamo bene che di mal d’amore si può morire...morire dentro, e come fantasmi eternare quel dolore…che graffia l’anima in questa vita e in molte ancora…..

RINGRAZIO L’AMICA SONIA-NIABI PER AVERMI INVIATO QUESTO RACCONTO E PERMESSO DI PUBBLICARLO

DIGNITA’ DI UN’ADDIO

Agosto 27, 2008 by nunzy conti

L’esperienza dell’abbandono

L’ esperienza dell’abbandono tocca gli angoli più remoti della nostra anima.. il cuore è come congelato e non ci sono coperte sufficienti a toglierci quella sensazione di freddo che il nostro cuore  sente….

Amanti,complici inseparabili..durante la fase dell’innamoramento il mondo ci appare un posto più bello..tutto l’universo sembra “cospirare a nostro favore”..poi.. un giorno qualsiasi ..ad un’ora qualsiasi.. la nostra vita si ferma: il Treno è arrivato al capolinea ,la coppia scoppia e ci si ritrova a litigare, a LASCIARSI e purtroppo, troppo spesso l’addio viene amministrato malamente,ignorantemente.

Ma perché l’amore finisce? Le ragioni sono tante,ma sicuramente una vale più di altre…”l’incapacità di tenere attivo all’interno della relazione ,un vero dialogo”. Diventiamo un” monologo” noioso e scontato e non ci si parla più se non di questioni pratiche..l’abitudine poi fa il resto.Si da l’altro per scontato,perdendo quelle piccole attenzioni che sono il ”sale dell’amore”Così succede che una mattina uno si alza e stanco,annoiato..probabilmente anche arrabbiato e senza né dignità ne rispetto se ne esca con frasi tipo:

“scusa amore me ne vado,sai mi sono accorto che non ti amo più!”

O peggio

“Scusa amore…ci ho pensato bene. Non siamo fatti l’uno per l’altro!E’ meglio che non perdiamo tempo.Ognuno per la propria strada…

Ed ecco,che la vittima ignara di un precipitoso ed ignorante addio cade in un tormento senza limiti,si apre uno squarcio nel cuore senza confronto…e la reazione è immediata :cominciano gli insulti , le parolacce.. i sospetti tradimenti..e gli appostamenti con relativi inseguimenti…che tristezza! Rimaniamo  lì a covare rabbia e vendetta  fino a sputare fuori acide e corrosive le nostre presunte ragioni . Ci inquiniamo l’anima inutilmente,invece di cominciare a lavorare sulle nostre emozioni, per cominciare a fare i primi passi verso “la guarigione” ..Perchè quando si è lasciati in malomodo .non c’è ferita che sanguini di più..e noi,accertato che ogni tentativo di riconciliazione..è inutile…dobbiamo LASCIARE ANDARE ..e ricordarci che ogni rancore non può che far sanguinare ancor di più la nostra ferita…

E’ necessario dunque:

1-Accettare che l’amore è finito

2-Concederci un periodo per elaborare il lutto

3-Piangere tutte le lacrime

4-Cercare la persona più vicina a noi, pronta a raccogliere la nostra sofferenza.

Ma soprattutto dobbiamo aprire le finestre e fare entrare il sole,liberiarci dai fantasmi del passato e ricominciare a vivere.

Con questo non voglio dire che la cosa sia “semplicissima”dico SOLO che è L’UNICA POSSIBILE

e..come diceva CESARE PAVESE:

” UN’AMORE, QUALUNQUE AMORE CI RIVELA NELLA NOSTRA NUDITA’, MISERIA, INERMITA’, NULLA”

(Aspetto con ansia vostri commenti ed esperienze

Chi volesse spedire mail privata :nunzyconti@hotmail.it)

(l’articolo è stato ispirato da una lettura sul sito :MALDAMORE)


Il vangelo di Fabri Fibra

Agosto 24, 2008 by nunzy conti

Sta uscendo in questi giorni  il libro di Fabri FIbra “Il vangelo del rapper “ed è già polemica …

Sapete la mia passione per questo figlio dei nostri tempi e menestrello di verità scomode… a mio avviso merita attenzione fra i dettagli..

Il libro non l’ho ancora letto..ma sicuramente lo farò..volevo per ora solo segnalarvi l’uscita e la descrizione ufficiale  del contenuto

Descrizione

da Libreria universitaria

Fabri Fibra è il rapper più amato e discusso d’Italia, un artista poliedrico e molto interessante, capace come pochi di fare tendenza per la sua capacità di interpretare il disagio generazionale e trasformarlo in denuncia. Quando Fibra parla, i ragazzi ascoltano e concordano. “Il vangelo del rap” è la raccolta del Fibra-pensiero sui vari temi del vivere: il futuro, l’attualità, il rapporto con i genitori, con la scuola, le droghe. Poi ci sono anche brandelli di vita e sulle sue opere (Fibra ha appena pubblicato il 4° cd), tutto a ritmo di rap. Fibra è un rapper che apprezza le provocazioni e per nulla al mondo è disposto a rinunciare alla libertà di espressione. Per questo è il più temuto dai genitori (la sua canzone su Omar e Erika è stata pubblicamente criticata dal Presidente del tribunale dei minori di Milano) e per lo stesso motivo è il più seguito dai ragazzi.
  • Titolo: Il vangelo del rapper
  • Autore: Fabri Fibra
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: In pubblicazione

  • Nel frattempo che aspettiamo di conoscerlo meglio attaverso il suo libro volevo proporvi una sua  intervista

A presto miei cari fans di Fabri Fibra per raccontarci le reciproche  impressioni….

Il respiro

Agosto 22, 2008 by nunzy conti

(opera di Stefano di Stasio)

E’ notte
chiara la luce per
l’anima in pena:
la lacrima versata
intristisce i ricordi

Eppure l’amore respira in te
fratello di ieri
ritrovato nel cuore,
mai dimenticato.

Il silenzio
ti offende
ma ancor più il rumore di
parole gettate nell’ombra.

Si dice che d’argento appare la voce
ma dorato è nell’anima
quel silenzio avuto,
non voluto
non cercato.

Sei stato un corpo in cerca del suo spirito
per me sorella ignara
del tuo mondo.

Eppure oggi
un raggio di sole
illuminando occhi segnati da
tormento
ha aperto in me
il tuo silenzio.

Abbiamo respirato,
insieme,
e Dio era con noi
fratello.

(Nunzy Conti,da Specchio delle mie brame)

Dedicato ai “figli del sole”

Agosto 18, 2008 by nunzy conti

Qualcuno ieri mi ha detto…”Scrivici qualcosa!”

E A QUEL “QUALCUNO” IO DEDICO IL MIO RACCONTO

I figli del Sole

Eravamo accanto a un fuoco,in un luogo senza confini,il cielo sottolineava i suoi giochi in uno scherzo fra luna e sogni,fra sole e ombre…eravamo in pochi; e mentre le lance del fuoco divino raggiungevano il cuore di noialtri lì sdraiati ad ascoltare il maestro, qualcosa di magico accadde…D’incanto per un breve attimo DIVENTAMMO IL RESPIRO DEL MONDO.

Quale magia irripetibile! Ci innalzammo ai vertici dell’ombra..e riuscimmo a toccare il sole..in quell’unico attimo POSSIBILE  di NON TEMPO…Io e i pochi altri ci trovammo davanti a LUI, signore di luce…

L’amore da cui si sentivamo avvolti,ci protesse dai suoi raggi..ci permise di adorare la sua PUREZZA….ci sentimmo “DEI” nell”‘OLIMPO DEGLI ELETTI”.

Fu un attimo,un infinito indimenticabile attimo,ma fu eterno:GUARDARE IL SOLE A OCCHI NUDI,SENZA IL FILTRO DELLA PROPRIA UMANITA’,senza il limite della nostra materialità…

FU UN ATTIMO..e poi tornammo giù.

Le lance di fuoco rientrarono placidamente nel caldo falò…tutto sembrò un sogno..ma si, ci eravamo addormentati al suadente suono di una ninnananna..ma si! Si toccare il sole con un dito…un sogno..

Peccato ,mi dissi,era sembrato vero.

Il maestro ,che mai aveva cessato il suo racconto,ci guardo con dolcezza,avvolto nel calore emanato dal fuoco sacro,ci sorrise,alzo gli occhi al cielo e indico la luna..

Leggendo i nostri pensieri e i nostri dubbi ci rispose:

“COS’E’ UN SOGNO, SE NON UN INFINITA PROIEZIONE DI UNA REALTA’ IMMAGINATA E POI VISSUTA. COSA C’E’ NEL REALE DEI NOSTRI GIORNI,SE NON UN INFINITA RIPRODUZIONE DI PICCOLI SOGNI.TOGLIAMO IL “PICCOLO” DAL NOSTRO CUORE..E I NOSTRI SOGNI DIVENTERANNO LANCIE DI FUOCO IN MEZZO AL MONDO.

SIATE LANCE,NON BRACE.SIATE FUOCO CHE ARDE IN CIELO.SCOTTATE I VOSTRI PIEDI..MA PER FAVORE ,FIGLI,PASSEGGIATE A PIEDI SCALZI NEL SOLE DEI VOSTRI SOGNI.

GARANTIRVI LA FELICITA’? E CHI SONO IO PER POTERLO FARE?

POSSO SOLO INDICARVI LA VIA E PER AMORE VOSTRO DONARVI I MIEI PIEDI”

Ero assai stranita a questo punto…Accidenti! Mi ero avvicinata al gruppo un attimo prima perchè avevo freddo ,e adesso mi trovavo mio malgrado in una tempesta del cuore che mi univa a degli sconosciuti..

Ormai era tardi per tornare indietro..cosi uniti ERAVAMO DIVENTATI VENTO, ma continuavamo ad avere PAURA.

Poi accadde una cosa..Il maestro si alzò in piedi,la sua chioma lunga e nera era sembrato il suo mantello..

Ci avvolse in un abbraccio ..ci sollevo con le sue grandi braccia ad uno ad uno..poi IL BACIO SULLA FRONTE

fu il suo addio..ci guardo indietreggiò..e si diresse verso il mare..

Noi poveri mortali a questo punto speravamo tutti che stesse continuando il sogno..perchè quando ci inchinammo per salutare con dignità il maestro,ci accorgemmo che al posto dei suoi piedi c’erano due tizzoni ardenti..e quella che sembrava una gobba..in realta nascondeva un magnifico paio d’ali…

Rimanemmo per molto tempo in silenzio,quando lui se ne andò.

Lo vedemmo spiccare il volo,seguimmo la sua scia fino a quando divenne solo luce che brilla.

Una stella,era una stella.

E poi lo scoppio,un fuoco di tale intensità che lasciò una traccia in cielo per qualche secondo …

ci guardammo tutti….

Mio Dio,quale sortilegio attui per amore dei tuoi figli!!!

Una cometa..UNA STELLA CADENTE..

Ognuno di noi in cuor suo AVEVA IL SUO DESIDERIO,il suo sogno,il suo sole..ne aveva parlato così tanto il Maestro ..che nessuno di noi fallì…

Ci sembro giusto infine di darci la mano e fare un cerchio sacro attorno al fuoco…ma solo in quel preciso momento..ci accorgemmo ,con stupore,  guardando le nostre mani,di una cosa:

Tutti noi,pochi,avevamo l’indice della nostra mano destra bruciato.

E NON AVEMMO PIU’ PAURA.

(di NUNZY CONTI)

Majnun e Layla

Agosto 13, 2008 by nunzy conti

SOTTO IL CIELO D’ARABIA

Il POEMA DELL”AMORE FOLLE

…Quando cade la sera,
margherita delle sabbie:
sotto la dolce rugiada,
che fai di notte?…

Majnun e Layla sono i più celebri amanti della letteratura araba. Equivalenti a Paolo e Francesca o a Giuletta e Romeo.

(rudolphcarlgormanfridaah6)

“Io t’amo, mia Laylâ, come solo puo’ amare

Un cuore preso che non si cura degli ostacoli.

Io t’amo e il tuo amore, se anche tu mi ami,

della ragione smarrita suonera’ la sconfitta.

Pieta’ per me! Io brucio, affranto e tormentato,

le viscere in fuoco, il cuore triste e dolente.

Il desiderio mi uccide, e il giorno nella sua corsa

non e’ che lacrime, la notte nient’altro che lamento angosciato.

Vedi questo pianto senza fine, questo cuore incendiato,

queste palpebre piene che scoppiano come sorgenti!

Oh, se solamente la morte accellerasse il suo arrivo!

Donna troppo bella e troppo amata! Io sono perduto!

Letta su  “womeninthecity”

Laila and Majnun at School.jpg

Laila and Majnun at School: Page from a manuscript of the Laila and Majnun of Nizami, dated 1432; Timurid Afghanistan (Herat)

Vista su : METMUSEUM (CONSIGLIATO DA WIKIPEDIA)

Le antologie arabe del Medioevo raccolgono, sotto il nome di Majnûn, “il poeta folle”, un gruppo di poesie d’amore, di passione e morte, risalenti ad alcune tribu’ dell”Arabia del VII secolo, all’alba dell’era musulmana.
Qays, giovane guerriero della tribu’ di Banu ‘Amir, innamorato di Layla e nato, per disgrazia di entrambi, poeta, decide di cantarla, e di cantare il loro amore…
Storia e analisi delle poesie d’amore di Qays a Layla, il poema piu’ amato e interpretato del mondo musulmano lungo quattordici secoli, da quando Majnûn canto’ i tormenti dell’amore impossibile, ben prima e ben lontano dall’Occidente, sotto il cielo e i deserti d’Arabia.

LETTA SU ” womeninthecity”

NARRA LA STORIA:

Harun aveva sentito parlare dell’amore di Majnûn [Qays] per Layla e desiderava vedere questa famosa bellezza. Avendo fatto venire Layla, non la trovò per niente straordinaria. Chiamò allora Majnûn e gli disse: “Questa Layla, la cui bellezza ti ha messo in questo stato, non è così bella come credi” Majnûn rispose: “La bellezza di Layla è senza difetti, ma il tuo occhio è fallace. Per riconoscere la sua bellezza bisogna avere l’occhio di Majnûn “

Majnun, estenuato dall’amore, offre a Layla la sua stessa vita. Layla rifiuta, vuole qualcos’altro. Tutto ciò che mi rimane in questo mondo, dice Majnun, è un semplice ago: lo uso per estrarmi le spine, quando l’amore mi spinge a strisciare sui rovi del deserto. Quel dono accetta Layla. “Era proprio questo ciò che volevo da te - dice. - Se tu sei sincero in amore, a cosa ti serve quest’ago? Se nella ricerca di un amante come me, o animo afflitto, una spina si infila nel tuo piede, non è lecito toglierla con un ago. Liberarsene non è atto di un amante fedele. È una spina preziosissima, quella: fa da guida sul sentiero dell’unione. Estrarla con l’ago è una colpa. Tutto in realtà è una colpa per l’amante: egli non può che bere il suo proprio sangue”

http://nettuniano.wordpress.com/2007/06/03/majnun-e-layla/

Per comprendere meglio il valore altamente poetico di questa storia sono andata a cercare cari amici viandanti un pò di riferimenti su:L’immagine femminile dell’amata Divina nella poesia “Sufi”

L’Islam è stato così spesso dipinto come una fede patriarcale e maschilista che nessuno mai ne ha sospettato la sua valenza femminile e ne resterebbe stupefatto se ne constatasse tale presenza fin dai suoi albori. Probabilmente esso dipende dal fatto che il Femminile appartiene alla metafisica interiore dell’Islam; l’esistenza di questo aspetto è stato tenuto ampiamente nascosto – ma non è per questo meno vitale. Negli ultimi anni il Cristianesimo ha tentato di trovare una collocazione al Divino Femminile, ma nell’Islam esso non è mai stato messo in discussione, in quanto l’elemento femminile è stato sempre presente, specialmente nel sufismo. Sebbene sia il maschile che il femminile traggano entrambi la loro origine dal Divino, riservo una particolare attenzione al femminile dell’Islam, poiché esso è stato per lungo tempo trascurato. Inoltre, dalle fonti islamiche e dalla tradizione sufi emerge una chiara e esplicita preferenza per l’aspetto femminile di Allah, specialmente ed essenzialmente per quanto concerne la natura dell’ultima Divina Realtà.

La letteratura Sufi ha discusso più di qualsiasi altra produzione letteraria sul tema femminile nell’Islam. Le storie sufi hanno trasformato ordinarie storie d’amore in corrispondenti significati del più sublime livello. La storia d’amore di Layla e Majnun è la più conosciuta tra tutte. Essa trae origine da una semplice storia d’amore avvenuta in Arabia, ma la letteratura Sufi la elaborò nella più bella storia d’amore mai esibita nella poesia Persiana. Essa simboleggia non solamente l’amore di un uomo e di una donna in Allah, ma l’amore dell’uomo per Allah. In questi poemi l’eroina è elevata a simboleggiare la Divina Realtà in sé. La Divina Realtà è descritta come una bellezza femminile. L’eroe va alla ricerca del Divino, il cui atto è maschile. Contrariamente al misticismo Cristiano, in cui Dio è attivamente maschile e il devoto è passivamente femminile; le storie d’amore Sufi dipingono l’Amata una donna che è Presenza in attesa silenziosa, mentre l’eroe è alla sua ricerca.

Il nome Laylá proviene dalla parola layl che significa ‘notte’. La Notte rappresenta il non-manifestato. Nel deserto Arabo, la notte è una realtà senza confini: le forme si dissolvono, né dune di sabbia, né cammelli o qualsiasi altra cosa è visibile, tutto è informe, niente eccetto tenebre. Questo è un diretto simbolismo del non manifestato aspetto della Natura Divina, Allah come Non Manifesto. L’oscurità assorbe ogni luce, poiché è al di sopra della manifestazione, cosicché simboleggia il Sovra-Esistente. Nel poema, Layla fu nominata per la nerezza dei suoi capelli e fu designata bellezza della notte. Per estensione, difatto essa si riferisce alla bellezza della Divina Realtà oltre questo mondo, oltre l’atto di creazione, e quindi il supremo obiettivo che il Sufi cerca di raggiungere. Il nome di Majnûn letteralmente significa ‘pazzo’, ma qui significa qualcuno che si trova in una condizione spirituale non ordinaria, simboleggia una persona alla ricerca di Allah. In questo mondo in cui la maggior parte degli uomini dimentica Allah, l’individuo che Lo ricorda è considerato pazzo. Conformemente alla caratteristica maschile, Majnûn simboleggia l’aspetto del desiderio ardente e dello sforzo che va alla ricerca di Layla mentre lei se ne sta seduta a pettinarsi i capelli. Colui che intraprende un viaggio, impaziente e smanioso per Layla, ha l’anima del Sufi.

E’ interessante tutta l’intera pubblicazione..che vi consiglio di visionare su:

www.tradizionesacra.it

In questa “calura estiva” che ci attanaglia,questa storia mi sembra davvero un OASI DEL CUORE

BUONA SOSTA...VIANDANTI DEL CUORE

L’amore a casa di Diemme

Agosto 8, 2008 by nunzy conti

CARI VIANDANTI..ORMAI VI E’ NOTO IL MIO PARTICOLARE ATTACCAMENTO AD UN CERTO “ANGOLINO” DEL CUORE E ALLE ANIME CHE VI ABITANO..

Entrai un giorno un po’ per caso un po’ per curiosità….e devo dire che la padrona di casa mi fece subito un ottima impressione…Mi colpì subito la sensazione di essere in un luogo dove non era importante sbrodolarsi nel dimostrare ciò che”fai” e “sai”,,ma finalmente ,un oasi dove contava ciò che “sei” e ciò che “senti”. E voi cari viandanti del cuore.mi conoscete bene…una dolce droga per l’anima mia….questo mi fece sentire a casa subito:da quel giorno le mie visite FURONO sempre più assidue ….

A volte arrivo puntuale (ma raramente) e mi inebrio di sorrisi,emozioni e musica… IN UN CONVIVIO DI PAROLE DEL CUORE E NUTRIMENTO DELL’ANIMA ..ma molto più spesso,ahimè.. il mio TOCTOC arriva a notte fonda…e i miei compagni di giochi.. sono già addormentati….allora faccio un po’ d’ordine..rimbocco qualche copertina..ed ecco che lì nell’angolino sopra il mio lettino trovo, a volte un cestino per la merenda pieno zeppo di succulenti golosità..altre volte..coriandoli di affetto…e quando proprio sono stata brava…anche un bel barattolone di succulenta NUTELLA…Si ,è proprio vero,a casa di DIEMME c’è posto per tutti..uno sguardo una parola,una lacrima,un sorriso..ogni emozione è ben accolta…nutrita e accudita…PERCHE’ IN FONDO ….DICIAMOCELO CON FRANCHEZZA:cosa sarebbe del mondo SE NON CI FOSSE L’AMORE….e UN ANGELO che ti offre la propria ALA per sostenere il tuo VOLO??

E allora eccomi a presentare le parole che tanto mi hanno colpito e a portarLE a voi..che siete con me in questo viaggio..

COS’E’ L’AMORE PER DIEMME:

(cliccare sulla foto se vuoi leggere dall’originale)

Cos’è l’amore, ci ha chiesto Arthur. E io ho cercato dentro di me una risposta.

Mi ricordo quando un qualcuno chiese: “Non so se sono innamorata”, e qualcun altro rispose: “Allora non lo sei.” . Altrimenti lo sapresti.

Mi ricordo quella leggenda che dice che Dio ha creato le anime con due ali, e poi le ha mandate sulla terra divise in due: ed è per questo che ognuno deve ricercare la sua altra metà per poter volare. La Sua. Per poter volare.

Sì, l’amore è questo: trovare la persona con cui sentiamo di essere diventati uno, e poter volare.

Come si trova? Comincio a pensare che l’artefice, il cinico artefice, sia solo il destino. Noi dobbiamo fare solo una cosa: non chiudere gli occhi. E un’altra cosa dobbiamo fare: non tentare di impossessarci delle ali altrui.

Perché, se siamo gabbiani, è inutile avvinghiarsi a un tacchino che non si solleverà mai da terra; è sciocco soffrire quando lui ci viene a dire: “ho trovato una tacchinella, un’anima gemella: è con lei che voglio stare”.

Ha ragione lui: che ci fa un tacchino con un gabbiano, quel povero gabbiano che ce l’ha messa tutta, poveretto, agitando forte forte la sua unica ala ma che, alla fine, girava in tondo? Che ci fa a terra un gabbiano, lo scopo della cui vita è volare, non l’illusione del volo, non il tentativo frustrato e deluso di librarsi in volo.

Cos’è l’amore, ci ha chiesto Arthur. E io ho cercato dentro di me una risposta.

E ho pensato a quell’amore che vuole la felicità dell’altro, al di là e al di sopra di tutto. Ma quello è amore materno.

L’amore uomo/donna vuole la vicinanza, vuole l’esclusività, vuole il possesso. Vuole il tempo dell’altro, i suoi pensieri, le sue parole, le sue attenzioni.

Sii felice con l’altro/a”, che tanti sommessamente dicono, forse credendo di crederlo, è puro infingimento, uno dei tanto infingimenti dell’amore. E vuol dire “L’altro? Chi è l’altro, cos’è l’altro? Non è vero, dimmi che non è vero! Noi siamo noi, noi, troppo noi per finire! Dimmi che non è vero, dimenticherò quello che hai detto, perché non è vero, non c’è un ‘voi’, noi siamo noi, dimmi che siamo noi!”

Questo significa “Sii felice con l’altro/a”.

Io, a mia figlia, parlo sempre di Albert Sabin. Perché deve sapere che al mondo non esiste solo il bieco interesse. Non esistono solo gli opportunisti. Sabin, che rinunciò allo sfruttamento commerciale del vaccino da lui trovato, affinché potesse essere disponibile con maggiore anticipo, salvando così più vite.

Le parlo sempre dei pompieri di Chernobyl, che rifiutarono di essere sostituiti nella lotta contro la catastrofe, tutelando così, oltre alle vittime che stavano cercando di salvare, anche i propri colleghi.

Le parlo sempre di Giorgio Perlasca, e di quello che rischiò, e di come lo rischiò, per salvare dallo sterminio centinaia e migliaia di persone.

Ma questo è amore per l’umanità. Questo è amore per la vita. Volevo dire, per la Vita.

*** Non piangere, gabbiano, lascia il tacchino alla tacchinella, il tordo alla tordella, e continua il tuo volo: è difficile incontrarsi in volo, ma vuoi mettere vivere il vento, e avere occhi che guardano lontano? Può compensare l’attesa, oh sì che può! ***

Dicevo, cos’è l’amore, ci ha chiesto Arthur.

E io ho cercato, dentro di me, una risposta.

E l’ha trovata ..la “sua risposta”,una risposta universale all’amore,quello vero,quello con la A maiuscola…

e per trovarlo è importante non fermarsi,amici viandanti,non smettere mai di camminare e di cercarle le nostre risposte..

fate 5 min di riflessione..poi un bel respirone…e andate avanti

L’amore

(cliccare sulla foto se vuoi leggere sull’originale)

“Quello che mi impressiona dell’amore è che tutti descrivono nello stesso modo i sentimenti che suscita. Possiamo viverlo in maniera diversa, esprimerlo in maniera diversa, possiamo dare o pretendere, può essere altruismo o possesso, ma il cuore lo vive sempre nello stesso identico modo.

Quando proviamo amore per qualcuno - parlo di amore, non di bisogno, o attrazione, o qualunque delle altre cose che vengono solitamente confuse con l’amore -, dicevo, quando proviamo amore per qualcuno, è sempre lo stesso il cuore che perde un colpo quando sente il suo nome, e poi accelera, e quella voglia, e quel bisogno di essere uno solo, quel bisogno che si realizza in quella fusione fisica che è la procreazione, perché che altro è un figlio, se non i corpi dei genitori fusi in uno nuovo, che vive di vita propria?

Essere uno, diventare piccoli piccoli, per fondersi nell’altro, essere parte dell’altro, che ci inghiotte non per divorarci ma per proteggerci, per ricrearci, per accoglierci, per donarsi, per offrirsi, per rinascere.

Cos’è l’amore, è una delle chiavi di ricerca più gettonate in rete. Ma spiegare l’amore è come spiegare Dio (che non a caso è Amore), non si può, o l’hai vissuto, e allora non hai bisogno di parole, o nessuno te lo potrà mai dipingere.

I colori dell’amore non sono quelli dell’arcobaleno, sono piuttosto la luce che ti permette di vederlo quest’arcobaleno, sono il respiro dell’aria, sono tutto ciò su cui la luce si rifrange, e sono la capacità dell’anima di vederli quei colori, di goderne, e di respirare quell’aria.

I colori dell’amore sono quelli della speranza, non a caso ultima dea a lasciare l’Olimpo, della vita, dell’entusiasmo, dell’ottimismo. Sono la forza e la debolezza, la dipendenza e la libertà. Sono coraggio allo stato puro, e forse anche paura. Sono il tempo contratto e dilatato, sono il perdersi dei corpi e dell’età…

Guarda, ” mi dice una mia amica mostrandomi due foto del marito, una di quando aveva diciott’anni, e una scattata adesso che ne ha settanta “non è cambiato per niente. Guarda, non è un miracolo? E’ proprio identico!”.

E sì, certo, è un miracolo, perché ovviamente non è identico, una foto rappresenta un ragazzo di 18 anni e una un anziano di 70, quello che è identico è il suo amore, quella che è identica è quell’immagine a suoi occhi che rappresenta sempre l’uomo che ama, sempre lo stesso nell’una e nell’altra foto.

Quando un filo unisce due persone, quel filo è identico, e alle estremità di quel filo due nomi diversi, di persone che si sentono uniche, e che si sentiranno sempre le stesse.

Questo è l’amore. E’ sordità a qualsiasi altro richiamo, perché chi sente quel canto celeste, non può essere interessato certo al gracidare di una rana, ma forse neanche al canto di un usignolo.

COS’ E’ L’AMORE, mi chiedevo tempo fa. E FORSE ORA HO TROVATO LA RISPOSTA.”

ALLA CORTE DI DONNA E MADRE

NOSTRA SIGNORA DIEMME;

ARTHUR,PRIMO CAVALIERE,STRETTO CONSIGLIERE DI NOSTRA SIGNORA,TENUTARIO DI OSCURE VERITA’,NONCHE’ “CUGINO ADORATO”

ELLE,DELFINA DI FRANCIA,CREATURA DI ETEREA SOSTANZA

ANTONELLA CUOR DI LEONE,MAESTRA D’ARME E DIFENSORE DEGLI UMILI

PIEMME,LANCILLOTTO,CAVALIER D’AUDACI IMPRESE

OSOLEMIA,TENUTARIA DI VIRTU’ MEDICAMENTOSE

PANI,MENESTRELLO E CANTORE

EMA,ANCELLA DI SAGGEZZA RIVESTITA

…E QUANT’ALTRI ANCORA ,DELLE CUI VIRTU’ SONO ATTUALMENTE IGNARA

IL TUTTO SOTTO L’ALA DI SAGGEZZA DI  “NONNO ARCHIMEDE”

(Le foto dei cuccioli sono state “SCATTATE” dal grande ARTHUR)

“La nostra paura più profonda” Nelson Mandela

Agosto 6, 2008 by nunzy conti


Matrioska,opera di Giovanni Auriemma


La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda
è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo:
“Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? “
In realtà chi sei tu per non esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicché gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

(NELSON MANDELA)

“La vita di Nelson Mandela è la prova più evidente del potere della fede espressa nel passo soprariportato. Egli seppe trascinare la popolazione nera, convincendola a lottare per i propri diritti, ma toccò anche il cuore dell’opinione pubblica internazionale e dei grandi della terra, cambiò l’aspetto di un’intera nazione, si liberò dal carcere, uscì vincitore da una battaglia contro le multinazionali farmaceutiche…
Come può un uomo fare tutto questo senza la forza derivante da una grande fede?”

Direttamente da CRESCITA COSTANTE

Ci proponiamo davvero una grande riflessione cari viandanti dell’anima…..

Chi è Lidia Fassio?

Agosto 4, 2008 by nunzy conti

La natura fa come Saturno con i figli (opera di Giovanni Auriemme)

Mi sono chiesta spesso ultimamente come presentarvi,amici viandanti ,dopo tante richieste da parte vostra questa grande Maestra dell’astrologia Umanistica-Psicologica e cosa ha significato per me l’incontro con lei..ma dopo vari e falliti tentativi e parole confuse e spesso imprecise…mi sono detta..quale miglior modo  per conoscerla se non  direttamente dalle sue parole..così ecco Lidia raccontata da Lidia:

LIDIA FASSIO

fassiolidia@eridanoschool.it

(direttamente da CONVIVIO ASTROLOGICO di MARY OLMEDA)

“Sono un Capricorno con Ascendente Ariete ed una Luna in Leone in quinta casa. Torinese, sposata e con un figlio musicista, amo tantissimo gli animali e attualmente ne ho cinque: due bellissimi maremmani bianchi a cui si aggiungono due gattoni ed uno piccolo, un frugoletto nero e peloso, ultimo arrivato, vivace e simpatico.

Il mio interesse per l’astrologia è nato tantissimi anni fa e lo considero un vero e proprio amore, che iniziò con un colpo di fulmine ma che perdura tuttora, vivo e vitale.
Osservare il cielo è sempre stato per me qualcosa di affascinante; quando ero piccola e vivevo in un piccolo paesino quasi montano, attendevo che i miei nonni e le mie zie andassero a letto e poi mi alzavo di soppiatto ed uscivo per vedere come brillavano le stelle e soprattutto cosa faceva la Luna, come si allargava e si stringeva e dove si collocava nel cielo notte dopo notte.
Allora non conoscevo nulla di astrologia ma sicuramente i miei valori di 12a casa mi spingevano a guardare a ciò che stava lassù e, fin da allora, parevano indirizzarmi per darmi una mano a scoprire quale sarebbe stata poi la mia vocazione.

Per la verità ero molto attratta anche dalle particolarità dei comportamenti umani: osservavo con molta attenzione, anzi devo dire che a volte ero come ipnotizzata al punto da non riuscire a distogliere lo sguardo dalle persone “strane”, soprattutto da quelle che, in un piccolo paesino, venivano chiamate “matte”.
Nel posto dove vivevo ce n’erano due strane, e di queste una mi affascinava in particolare, anche perché abitava accanto a noi e per me era una vera e propria attrazione, molto più di una curiosità.
Quest’uomo era un nottambulo, probabilmente un insonne, che trascorreva le notti nel giardino della propria casa e lì cantava alla Luna, parlava ai conigli, declamava poesie agli alberi e ad ogni cosa che lo ispirasse: tutte cose che in una piccola realtà fatta di contadini e pastori non erano proprio considerate “normali”… In effetti, Rinaldo - così si chiamava - non aveva di certo una vita normale, era piuttosto una specie d sognatore-poeta, uno che viveva fuori dalla realtà e soprattutto fuori dal tempo, poco adatto alla vita dura che lo aspettava ogni giorno e poco strutturato per essere un lavoratore a pieno ritmo. Era molto “sensibile”, forse anche fragile. Oggi lo definirei “femminile nell’animo”: un uomo con fantasie e sogni che a quei tempi, con la vita dura che c’era in campagna, non poteva neppure pensare di esprimere poiché non era nato nella famiglia adatta ad accogliere le sue qualità. Chissà, se qualcuno avesse capito o se lui avesse avuto la possibilità di studiare, forse Rinaldo sarebbe diventato un artista, un poeta, magari un musicista, qualcuno che avrebbe potuto esprimere al mondo la propria ricchezza interiore, che era rimasta pura e limpida come quella di un bambino che sogna di volare al di sopra della realtà, sulle ali di un cavallo alato.

Io scendevo la notte, mi nascondevo dietro al pergolato di casa mia e, da lì, osservavo ed ascoltavo, sicura di non essere vista e di non interferire con la sua ispirazione.
Quando venivo sorpresa, mia nonna mi sgridava e cercava di dissuadermi dall’osservare di nascosto le persone; io rispondevo energicamente che non guardavo le persone, almeno non tutte, ma guardavo quelle poche che colpivano la mia fantasia perché gli altri mi sembravano insignificanti e senza colore, mentre ero fortemente attratta da quelli “strani” che facevano cose “strane”.

Fin da allora, i miei valori astrologici mi spingevano fuori dalle situazioni ordinarie della vita e mi sollecitavano verso ciò che mi appariva strano e magari anche “emarginato”; cercavo di capire i perché della vita e cercavo spiegazioni anche a fatti che erano accaduti nella mia famiglia e di cui non sapevo darmi una spiegazione… In effetti io ero a casa dei miei nonni perché la mia famiglia era stata distrutta da un incidente stradale in cui mio padre aveva perso la vita, e l’idea che esistesse “la morte” era qualcosa che mi tormentava perché non riuscivo a comprenderne il significato, il senso, non sapevo come avvenisse (è come se la mia Luna congiunta a Plutone in Leone in 5a casa riuscisse allora a mostrare il massimo della contraddizione della tematica vita-morte). Inoltre, a quel tempo non era facile per me avere risposte: nessuno se la sentiva di affrontare una bambina piccola che voleva parlare di morte e, così, l’unico vero interlocutore su questo tema era Rinaldo, che, pur con tutta la sua stranezza, riusciva a darmi risposte che oggi posso definire molto appropriate proprio per il fatto che lui era rimasto “bambino” e per questo sapeva parlare ad una bambina inquieta , triste ed anche molto sola.

Sono passati moltissimi anni da allora, tuttavia non dimentico che Rinaldo mi diceva spesso: “certe risposte ce le può dare solo il cielo”… Forse, la mia passione per gli astri nacque proprio da queste sollecitazioni e dal tentativo di capire cosa “il cielo” teneva dentro di sé.

In ogni caso, la sincronicità volle che fin da ragazzina incappassi in un manualetto di astrologia, quelli del tipo “disegna il tuo tema natale” e con esso provai e riprovai, cercando di capire cosa rappresentavano quei segni, quegli aspetti: non mi arrendevo all’idea che “fosse tutto lì”, di tanto in tanto ci tornavo su ma non mi bastava, è come se intuissi che l’Astrologia doveva essere molto di più ma non riuscivo a trovare una chiave di accesso. Cercai testi, frequentai corsi, ma nulla riusciva a soddisfare la mia curiosità anche perché allora esistevano solo corsi e testi ad indirizzo predittivo e questo non suscitava in me alcun fascino.
Fu dopo un lungo peregrinare che ebbi la fortuna di incontrare Lisa Morpurgo e diventare sua allieva, potendomi così avvicinare al suo pensiero e ai suoi insegnamenti.
E’ come se Lisa avesse dato un senso alla mia ricerca: da grande studiosa qual’era, aveva intuito che c’era un codice sottostante che lei cercava di decodificare e che racchiudeva le grandi leggi universali nonché il modo in cui si inserivano nelle cose e nella vita umana. Lei mi diede la voglia di non fermarmi a percorrere le strade già battute, cercando risposte personali alle migliaia di domande che mi ponevo di fronte a questa disciplina.

Così, negli anni ho cercato di dare una lettura più profonda ai simboli astrologici e, avvalendomi della mia continua ricerca nel campo della psicologia, sono giunta a definire un mio personale metodo di lettura del tema natale in un’ottica esclusivamente evolutiva, psicologica ed umanistica, riuscendo così a percepire - almeno in parte - i messaggi che l’Astrologia è in grado di fornire se solo si sanno usare delle corrette “chiavi di lettura” e di interpretazione.
L’Astrologia è densissima di storia e di connessioni con le altre discipline: studiandola non si può fare a meno di studiare anche la storia del pensiero dell’uomo, i suoi miti, i suoi simboli, i suoi Dei, e soprattutto non si può fare a meno di pensare che essa sia stata la più antica forma di psicologia mai esistita… Per millenni ha permesso all’uomo di leggere come “esterno a sé” ciò che non poteva ancora concepire “dentro di sé”; forse l’astrologia è stata la sua espressione simbolica e rispecchiante più evidente, era la prima via assoluta “verso sé stesso” ma, insieme, forniva all’uomo la visione grandiosa di un ordine superiore e di una costruzione del mondo unitaria e gerarchica dentro la quale però lui si sentiva inserito, compreso e partecipe. La percezione di un “ordine universale” serviva a placare la paura di sentirsi solo ed impotente di fronte a un destino che altrimenti gli appariva caotico e privo di senso.

Chiaro che in un primo tempo l’oroscopo non poteva essere altro che la lettura di un “destino”; l’astrologo era semplicemente la persona che sapeva “interpretare” questo destino… Ma oggi che l’uomo è in grado di percepire la propria natura psicologica e spirituale, ecco che anche l’oroscopo può rispondere in modo molto più sofisticato e fornirgli la percezione di essere “l’artefice del proprio destino”.
Oggi l’oroscopo offre veramente la possibilità di fare un vero e proprio “lavoro sul carattere”, vedendolo come l’immagine speculare delle potenzialità e delle predisposizioni innate presenti nell’uomo. Anche l’uomo è molto più incline a guardare dentro di sé e a cogliere il movimento degli astri come un semplice “specchio” della propria natura e dei propri moti interiori. Ed ecco che l’astrologia si mette al pari con i tempi; l’astrologo attraverso l’oroscopo può aiutare l’uomo a meglio comprendere i suggerimenti che arrivano dal mondo interno e che possono essere colti come possibilità di conoscenza e di evoluzione.

Inutile aggiungere, con queste premesse, che l’Astrologia è oggi una parte consistente della mia vita proprio perché mi è stata compagna nei momenti più difficili, per scoprire parti di me, per dare significato al mio vissuto e alle mie sofferenze e, in ultimo, mi ha aiutata a comprendere cosa si muove dietro alle persone e alle loro molte maschere.
Devo dire che è stata sempre presente, discreta, mai deludente; soprattutto, saggia. Anche quando non ero pronta a cogliere i suoi suggerimenti ha saputo affiancarmi ed attendere dischiudendo lentamente le porte della sua conoscenza senza mai spaventarmi, entrando nella mia vita in modo leggero ed efficace, accompagnandomi a comprendere piccole porzioni della sua immensità, aiutandomi a decodificare il linguaggio simbolico ed archetipico attraverso cui comunica il suo sapere.
Essa mi ha fatto infine un grande dono: mi ha insegnato che ognuno ha una sua strada ed un preciso progetto da seguire e da portare a termine; che ognuno è fatto di una pasta diversa dalle altre e che non vi è pasta buona o cattiva ma semplicemente “diversa”; mi ha insegnato che la diversità è il sale della vita oltre che una reale necessità per garantire e perpetrare la ricchezza che ogni giorno il mondo e l’universo ci permettono di vedere attorno a noi in un fiore, nel sorriso di un bambino o in un albero che porta i suoi frutti a maturazione.
Mi ha insegnato lentamente ad avvicinarmi all’idea che a volte ciò che può sembrare negativo può essere semplicemente “utile” o, ancor meglio, che è l’unica strada attraverso cui l’IO può giungere a capire il messaggio del SE’; ho imparato che non esistono energie buone ed energie cattive, ma solo energie che sono usate bene o male a causa di motivazioni che troppe volte restano inconsce e alle difficoltà che ognuno di noi incontra nel difficile percorso di “conoscersi ed individuarsi”.

L’Astrologia mi ha presa per mano fino a lasciarmi intuire di essere parte di un progetto molto più grande, in cui nulla è isolato e nulla è senza senso. Ho cominciato attraverso di lei a vedere il processo della vita con occhi diversi, e quello che ho ricevuto in modo tanto generoso cerco giorno dopo giorno di trasmetterlo a chi, attraverso di me, sta cercando a sua volta di avvicinarsi a questa grande Signora, giovane e brillante nonostante i suoi tanti anni.”

(testo integrale…cari viandanti sarebbe stato un peccato togliere anche una sola riga!!)

BUONA LETTURA

E’ possibile leggere di Lidia Fassio

“IL PROGETTO DEL SOLE”

“LA DIFFERENZA TRA LAVORO E VOCAZIONE”

e vedere UN VIDEO DI UN INTERVISTA FATTA A LIDIA FASSIO

nella pagina di ASTROLOGIA


Dammi, signore un ala di riserva

Agosto 2, 2008 by nunzy conti

Voglio ringraziarti Signore, per il dono della vita.

Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto:

possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore,

che anche tu abbia un’ala soltanto.

L’altra la tieni nascosta: forse per farmi capire che anche Tu non vuoi volare senza di me.

Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi Tuo compagno di volo.

Insegnami, allora, a librarmi con te.

Perché vivere non è trascinare la vita, non è strappare la vita, non è rosicchiare la vita.

Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento.

Vivere è amare le cose che non piacciono per poterle cambiare.

Vivere è assaporare l’avventura della libertà.

Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo

un partner grande come Te!

Ma non basta saper volare con Te, Signore tu mi hai dato il compito di abbracciare

anche il mio fratello e di aiutarlo a volare.

Ti chiedo perdono per ogni peccato contro la vita e per tutte le ali che non

ho aiutato a distendersi.

Non farmi lasciare il prossimo nel vestibolo malinconico della vita dove si

“tira a campare”, dove si vegeta solo.

Non farmi passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala,

inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai

persuaso di non essere più degno di volare con Te.

Soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un’ala di riserva.

Non tutti riusciremo ad esprimerci ma tentare sarebbe già essere sulla strada

per divenire uomini.

GIBRAN

NAVIGANDO…NAVIGANDO..HO INCONTRATO UNA VELA AMICA CHE MI HA SUSSURRATO ALL’ORECCHIO QUESTI SPLENDIDI VERSI: poesie e dediche

La foto invece l’ho presa da un blog stracolmo di emozioni… i segni dell’anima…vi consiglio una lunga sosta…buon viaggio viandanti dell’anima